Laga

Posto al confine di tre regioni (Abruzzo, Lazio e Marche) e caratterizzato da abbondanza d’acqua assolutamente insolita per l’Appennino Centrale, il gruppo della Laga è, insieme al Gran sasso, protetto da un parco nazionale.

Da un punto di vista geografico, il gruppo rappresenta il logico raccordo tra i Sibillini, più settentrionali  e il Gran Sasso più a Sud ed è, di gran lunga, il massiccio più elevato del Lazio.

A differenza di tutti gli altri grandi massicci dell’Appenino Centrale, la Laga non è costituita da calcare, ma da marne e arenarie, molto più erodibili dagli agenti atmosferici, ma impermeabili e non carsificabili. A questo semplice fatto sono dovute tutte quelle caratteristiche che rendono la Laga qualcosa di unico in tutto l’Appennino Centrale.

Per prima cosa l’acqua. A differenza del reso dell’Appennino, arido e asciutto, perché l’acqua scorre sottoterra, la Laga è ricchissima d’acqua che sgorga da centinaia di sorgenti e precipita a valle in innumerevoli valli profondamente incise formando le splendide cascate tanto belle in primavera, quando sono piene d’acqua, quanto in inverno, quando si congelano offrendo, agli amanti del genere, la possibilità di dure arrampicate sul ghiaccio.

Coi bambini

I Monti della Laga sono, probabilmente,il gruppo dell’Appennino Centrale che più di ogni altro è in grado di affascinare i bambini.

Il motivo di tale interesse risiede prevalentemente nella grande abbondanza d’acqua che forma spettacolari cascate e paesaggi unici in tutta l’Italia centrale.

Il periodo maggiormente consigliato è, sicuramente, la primavera quando i torrenti sono richi d’acqua e le cascate particolarmente affascinanti. Occorre, tuttavia, non anticipare troppo la stagione in quanto fino a metà primavera (e oltre alle quote più elevate) l’acqua è spesso troppo abbondante per attraversare i torrenti e su molti pendii rimangono pericolosi nevai il cui attraversamento è pericoloso e assolutamente sconsigliabile in presenza di bambini (anche da parte degli adulti sono necessarie particolari attenzione e cautela).

 Anche l’inverno, quando le cascate sono ghiacciate, è particolarmente bello sulla Laga, ma l’avvicinamento alle cascate richiede attrezzature e capacità alpinistiche ed è quindi sconsigliabile accompagnarci bambini in questa stagione.

Cascata del Pelone - Monti della Laga
Geografia: 

L’orografia e la forma del gruppo è visibilmente differenti dalla maggior parte dei massicci dell’Appennino Centrale: la forma del massiccio, infatti, non è allungata, ma è tanto larga quanto lunga (circa una trentina di chilometri) e caratterizzata da versanti profondamente diversi: ripido e dirupato quello laziale e caratterizzato da lunghe e profonde valli quello abruzzese-marchigiano.

I Monti della Laga sono delimitati in modo abbastanza chiaro. A Nord e a Ovest sono delimitati dalla valle del fiume Tronto che li separa dai monti Sibillini, a Sud il fiume Vomano li separa dal gruppo del Gran Sasso e a ovest degradano con profonde e accidentate valli verso il teramano.

Lo spartiacque principale corre da Nord a Sud e ha inizio nelle Marche, sopra Arquata del Tronto, con il monte Comunitore (1695 m slm), corre verso sud con un erboso crinale che conduce alla Macera della Morte (2073 m), al Pizzitello (2221 m) e, quindi, sale dolcemente al Pizzo di Sevo (2419 m). Dal Pizzo di Sevo la cresta precipita ripidissima fino al Vado di Annibale (2119 m) per poie risalire a formare le elevazioni di Cima Lepri (2445 m) e Pizzo di Moscio (2411 m) oltre il quale riscende alla sella della Solagna (2221 m) dalla quale prosegue erbosa e a saliscendi fino alla vetta del monte Gorzano (2458 m), massima elevazione del gruppo e del Lazio. Più a Sud la cresta forma una serie di elevazioni denominate “Cime della Laghetta” (la più alta è a 2369 m) per poi scendere alla sella Laga (1965 m) e risalire al monte di Mezzo (2155 m) dal quale scende rapidamente verso il lago di Campotosto.

Mentre sul versante laziale (Ovest) la cresta descritta precipita ripidissima verso la conca di Amatrice, sul versane orientale, si diramano dalla cresta principale (lungo tutta la lunghezza) un gran numero di crinali secondari (alcuni anche piuttosto lunghi) aventi direzione più o meno perpendicolare all’andamento dello spartiacque principale e separati tra loro da profonde, boscose e splendide valli.

Le escursioni

Cima della Laghetta da Preta

L’anello di Cima della Laghetta da Preta è un percorso eccezionale sia perché si svolge in ambiente assolutamente selvaggio sia perché sfrutta le tracce di un’antica cultura della pastorizia che è incredibile pensare sia potuta esistere in un ambiente caratterizzato da una così spiccata verticalità. L’itinerario è grandioso con il panorama che aumenta pian piano facendo apparire lentamente tutte le vette della Laga e i gruppi dell’Appennino Centrale ma, date le sue caratteristiche, è adatto esclusivamente ad escursionisti molto esperti in grado di trovare la strada in assenza di qualunque traccia umana e avvezzi ai passaggi ripidi in ambiente esposto.

Cima Lepri da S. Martino

Dalla chiesetta di S. Martino (che merita una visita) si imbocca la strada sterrata che parte a sinistra della chiesa. Senza possibilità di errore si segue sempre la strada fino al suo termine, sopra un’opera di captazione dell’ENEL. Dal termine della strada si segue il sentiero che, in breve, attraversa il fosso di S. Martino per poi risalire sul lato opposto, e proseguire per ampi prati fino ad un ampio costone erboso dal quale si gode di una bella vista sul Gorzano e dove il sentiero piega a sinistra e scende fino ad attraversare il fosso di Ciufficolle.

Il tracciolino di Annibale e Pizzo di Sevo

Il tracciolino di Annibale è uno dei percorsi più affascinanti dell’intero Appennino. Il motivo principale del suo interesse non risiede nella bellezza dei panorami e degli ambienti attraversati (pur eccezionali) e neppure è da cercare negli aspetti naturalistici (tutt'altro che trascurabili), ma è nascosto nel nome stesso del percorso; secondo la leggenda, infatti, è attraverso questo accidentato percorso che il grande condottiero cartaginese, non potendo passare per il più comodo ma ostile fondovalle, condusse le sue truppe dalla vittoria del Trasimeno a quella, ancor più grande, di Canne.

Valle delle cento cascate

La valle dell’Acero è una delle mete più note del gruppo della Laga che deve la sua popolarità all’incredibile abbondanza d’acqua che, sgorgando da innumerevoli sorgenti sotto il Monte Gorzano precipita giù in innumerevoli torrenti che formano centinaia di splendide cascate. Si tratta di un’escursione facile e remunerativa che entusiasmerà adulti e bambini.