Curve di livello

La schematizzazione fondamentale utilizzata per rappresentare altezze e dislivelli sono le curve di livello.
 

Si definisce curva di livello (o isoipsa) una linea che congiunge tutti i punti del terreno situati alla stessa quota.

La differenza di quota tra due isoipse è detta equidistanza.

Date queste due fondamentali definizioni cerchiamo di capire come funzionano le curve di livello procedendo in due passaggi: prima facciamo dei semplice esempi concettuali e dopo applichiamo quanto appreso ad un caso reale.

 

Alcuni semplici esempi geometrici
Al livello concettuale, una curva di livello potrebbe essere ottenuta affettando un rilievo con un piano orizzontale: il bordo di tale taglio rappresenta la curva di livello relativa all’altezza del taglio.

Due semplici esempi permettono di visualizzare questo concetto.

Supponiamo di guardare dall’alto una piramide a base quadrata alta 100m e di affettarla con tre piani all’altezza di 0, 50 e 100 m. Il risultato sarebbe il seguente:

  1. il piano più alto tocca appena la punta della piramide e forma un minuscolo quadratino (un punto);
  2. il piano intermedio forma un quadrato centrato nel punto di cui sopra;
  3. il piano più basso forma un quadrato come il precedente ma più ampio.

Analogamente supponiamo di avere un gigantesco cono alto 100 m e di affettarlo come con la piramide. Otterremo il seguente risultato:

  1. il piano più alto tocca appena la punta del cono e forma un minuscolo cerchietto (un punto)
  2. il piano intermedio forma un cerchio centrato nel punto di cui sopra
  3. il piano più basso forma un cerchio come il precedente ma più ampio

Questo semplice esempio ci dice che, oltre ad indicarci la quota, le curve di livello ci danno preziose informazioni sulla forma del pendio se solo ne osserviamo attentamente l’andamento: nel caso della piramide, infatti, otteniamo dei quadrati, mentre nel caso del cono otteniamo dei cerchi.

 

Supponendo di confrontare le curve di livello di due coni di uguale altezza, ma con base diversa. È facile intuire come i risultati siano simili, ma le curve di livello del cono più stretto (quello più ripido, quindi) sono più ravvicinate tra loro.
Prima di iniziare ad analizzare un caso reale, infine, facciamo un ultimo esempio più complesso per esasperare quest’ultimo concetto.

Supponiamo, quindi, di avere un cilindro alto 100 m e di effettuare la stessa operazione di prima tagliandolo con i soliti tre piani.

Il risultato può lasciare interdetti: tutti i tagli produrranno lo stesso identico cerchio e questo sta ad indicare che lo stratagemma delle curve di livello ha dei limiti: non si presta molto bene, infatti, a rappresentare pendenze troppo ripide in cui le curve di livello tendono a sovrapporsi. In cartografia, infatti, per indicare tratti molto ripidi o addirittura verticali, insieme alle curve di livello, si utilizzano dei particolari tratti neri che ben rappresentano il concetto di “parete”.

Il risultato di questi semplici esempi si può riassumere con queste tre affermazioni:

  1. la forma delle curve di livello ci fornisce informazioni sull’andamento e l’orientamento dei pendii
  2. la distanza tra le curve di livello ci da informazioni sulla ripidezza del pendio che aumenta all’avvicinarsi delle curve di livello

 

Analizziamo un caso reale

Prendiamo come esempio la carta mostrata in figura. Concentriamoci sul riquadro di sinistra dove è riportata la carta originale. L’osservazione delle curve di livello e delle quote permette subito di identificare la linea di cresta che corre grosso modo da nord a sud come rappresentato dalla linea rossa nel riquadro centrale.
Come lo capiamo?
Osserviamo la carta da sinistra a destra (cioè da ovest a est): vediamo che tutte le curve di livello proseguono circa parallele in direzione sud nord, circa a metà della carta piegano a destra (est) e quasi retrovertono sul lato destro della carta. Questo è particolarmente evidente se si prova a seguire la curva di livello di quota 1200 m slm (quella più scura evidenziata dalla freccia nel riquadro centrale.
La linea di retroversione delle curve di livello può indicare uno spartiacque o un fondovalle, ma l’osservazione delle quote indica che si tratta di una cresta: in generale la piegatura delle curve di livello è rivolta sempre verso le quote più basse nel caso di creste e punta alle quote più alte nel caso delle valli.

Stabilito l’andamento della cresta proviamo ora a immaginare come sono costituiti i fianchi della montagna.

Rispetto alla linea di cresta, il fianco occidentale (quello a sinistra della linea di cresta) presenta delle curve di livello piuttosto rettilinee, tutte parallele, circa equidistanti e piuttosto ravvicinate tra loro. Possiamo, quindi, desumere che il fianco occidentale sia piuttosto ripido (curve ravvicinate), omogeneo (curve parallele ed equidistanti) e poco frastagliato con assenza di valli e vallecole (curve circa rettilinee). Il versante si presenta, in definitiva) come una lunga muraglia inclinata piuttosto continua e monotona. 

Analizziamo ora il pendio orientale. Come si vede, le curve di livello su questo versante non sono rettilinee, ma si presentano un po’ più movimentate pur se sempre parallele e ravvicinate. Quello orientale è, quindi, un versante sempre piuttosto ripido, ma più vario dove si possono distinguere evidenti valli e dorsali in particolare tra la cima del Pellecchia e il Colle Valle del Lago.

Analizziamo adesso qualche dettaglio della cresta e concentriamoci sul punto “1” del riquadro a destra. In questo punto le curve di livello sono molto distanti tra loro. Questo indica una zona poco ripida, quasi pianeggiante . Sulla destra (est) del punto contrassegnato si distingue, inoltre,  una curva di livello a circoletto che indica la presenza di un modesto rilievo ad est del punto “1”. L’aspetto generale di quella zona, quindi sarà quello di una cresta pianeggiante. Trovandosi li, tuttavia, non è detto che tutto ciò si percepirebbe con chiarezza visto che, come indica il colore verde scuro, ci troveremmo nel bosco.

 


La cresta al punto 2

Se analizziamo il punto “2”, possiamo capire subito che in quel punto la cresta è ampia, con un altura poco ripida e priva di copertura boscosa (il colore è chiaro). Proseguendo verso sud, per arrivare alla vetta di Monte Pellecchia dal punto due, dovremmo scendere alcuni metri, attraversare o costeggiare un boschetto e risalire fino alla vetta. Ultimo dato importante che ci dice la carta è che ad ovest del punto due, poco più in basso, passa un sentiero (la linea tratteggiata) che risale dal rifugio Casa del Pastore.