Monte Pellecchia dalla pineta di Monte Flavio

L’itinerario più breve per salire alla vetta del Pellecchia è un facile percorso vario, panoramico e non particolarmente faticoso. La massima elevazione dei Lucretili si presta in modo particolare al raggiungimento della prima vetta presentando molti dei caratteri che possono motivare un bambino: la presenza del libro di vetta, la possibilità di avvistare l’aquila e, non ultimo, il panorama vertiginoso sul sottostante fosso di Castiglione che da il senso di una vera e propria conquista. Come tutti gli itinerari dei Lucretili non va percorso in giornate troppo calde; meglio in primavera/autunno o addirittura in inverno, con poca neve.


Interessi per i bambini

Il monte Pellecchia rappresenta una meta ideale per far provare ai bambini la prima ascesa di vetta. L’itinerario proposto, infatti è facile, non molto faticoso e non presenta tratti esposti o pericolosi. Tuttavia, le caratteristiche del percorso e il panorama che si gode dalla vetta daranno ai bambini la sensazione di aver compiuto una vera impresa. Non mancano inoltre le opportunità di cogliere numerosi aspetti naturalistici che aumenteranno di molto l’interesse dei bambini.
Ragazzi meno attenti agli aspetti naturalistici e desiderosi di percorrere itinerari più atletici potranno trovare l’itinerario monotono a causa, principalmente, del lungo tratto iniziale su strada sterrata.
Il Pellecchia, inoltre, è meta di numerosi biker esperti che, portando la bicicletta a spalla fino in vetta, si lanciano in discesa per l’itinerario qui proposto. L’incontro con tali biker che solitamente sono molto disponibili a dare informazioni è, di norma, molto interessante per i bambini.

Interesse Paesaggistico
Livello di interesse: 
Medio

L’itinerario proposto permette di godere di belle vedute sui Lucretili e sui gruppi del Terminillo e del Velino. Dalla vetta, inoltre, il panorama sul sottostante fosso di Castiglione fino a Civitella è decisamente vertiginoso e affascinante per quasi qualunque bambino.

Interesse Naturalistico
Livello di interesse: 
Medio

A parte la possibilità di avvistamento dell’aquila reale, non tanto insolito dalla cresta del Pellecchia, l’itinerario può risultare molto affascinante se percorso nel periodo giusto. In primavera e in autunno, i bambini saranno affascinati dalle fioriture di orchidee e dalla moltitudine di funghi, rispettivamente. Riguardo ai funghi si sottolinea che è vietato (oltre che dannoso per l’ambiente) romperli o danneggiarli e che è possibile raccogliere quelli commestibili solo se in possesso del tesserino regionale. A parte i vincoli legali, non appare superfluo sottolineare la pericolosità insita nel consumo di funghi ignoti.

Descrizione

Galleria fotografica

Commenti

Questo itinerario è stata una bellissima scoperta, sia per il percorso sia per la vetta, da cui si gode di una vista straordinaria. L'itinerario è bello e vario, tranne l'ultima parte in cresta, ma non sono molto d'accordo sul definirlo poco faticoso. Ci sono molte salite e discese ed un percorso lungo, circa 18 km a/r che diventano quasi 23 se si scende da Pizzo Pellecchia. Il punto in questione si trova proseguendo la cresta dalla Croce del Pellecchia, a cui fa seguito una discesa un po' ripida (sostanzialmente si segua la staccionata che trovate sulla destra) ed un lungo ma facile sentiero, dove ad un certo punto, verso la fine, troverete i resti di un'ala di aereo. Ultima annotazione: attenzione ai cani pastore che proteggono le pecore ad inizio sentiero: all'andata non abbiamo avuto nessun problema, ma al ritorno ci hanno puntato e abbiamo dovuto 'inventarsi' un altro passaggio per il ritorno, andando in parallelo al sentiero principale ma dietro i rovi.

Davide, ti ringrazio per il commento.

In considerazione del fatto che non sei il primo a ritenere sottostimato l'impegno fisico da noi indicato, ne devo dedurre che siamo noi a conoscere l'itinerario troppo bene e a percorrerlo troppo spesso vivendolo ormai come una "passeggiatina".

Ho, quindi, provveduto a modificare la dicitura in "non molto faticoso".

 

Ci sono stato il 30/9/2019 e il problema dei cani è una piaga. Non li avevo mai incontrati gli anni precedenti a me hanno ringhiato "ferocemente" in due a mezzo metro. Per fortuna sono un selvatico pure io e puntandogli le mie bacchette negli occhi e mostrandomi pronto a tutto meno che alla fuga sono rimasti un po' perplessi fino a che il pastori li ha richiamati ma hanno continuato nonostante tutto a ringhiarmi contro. Ero sulla stradina principale a circa 500m dalla pinetina. Al ritorno pure io li ho evitati facendo una deviazione. Penso che il pastore dovrebbe essere allontanato se non riesce ad educare i sui cani che spadroneggiano in un posto così frequentato. Il percorso se ben seguito è meno di 15 Km e non più di 500m di dislivello. Lo considero poco più di una sgambata solamente un pochino più lunga.

A noi non è mai capitato di incontrare cani problematici su questo itinerario.

 In generale, però, capita e alle volte può rappresentare un problema. I cani da guardiana, però, sono animali utilissimi grazie ai quali è possibile la convivenza tra uomo e lupo. 

È importante, quindi, che noi escursionisti impariamo a comportarci in loro presenza. Di solito basta non passare troppo vicini al gregge e, come hai fatto tu al ritorno, fare ampie deviazioni (ovviamente se possibile). Altre volte è necessario aspettare il transito del gregge.

Diverso è il discorso per i cani randagi che rappresentano un grosso problema sia per noi escursionisti sia per l'ambiente, sia per i pastori stessi (molti dei danni da lupo sono riconducibili a loro). In caso di incontro con questi cani la situazione può diventare davvero pericolosa e non sempre facile da gestire. Fortunatamente è un evento più raro dell'incontro con i cani da guardiana.